L'ottavolante stagione - Marvis LabL
La voce di una troiana: non solo nobili
20 settembre 2017

A inizio settembre due spettri si aggirano nel mondo dei social: il finale di stagione de Il Gioco dei Troni e l’eccidio della Famiglia Mulino Bianco. Cerchiamo di costruirne i profumi.

Dramatis Personae (in ordine sparso – spoiler alert)

Asha Greyjoy: Vetyver di Annick Goutal. Un vetiver con un bel twist di brezza marina che diventa quasi fibroso e stagnante come un’alga nori. Un maschietto vestito da sirena, l’alito di un tritone sugli scogli.

Theon Greyjoy: Fleur du Sel di Miller Harris. Eccezionalmente saporito, secco e pungente, un ricordo del mare, messo sul comodino (o usato per condirci le salamelle).

Euron Greyjoy: Aqua di Giò di Armani. Personaggio odioso, profumo odiosamente generico: il marino che sa di fritto misto, abbondantemente spruzzato di limone.

Ellaria Sand: Mediterraneo di Carthusia. Perfetto compendio provenzale del Sud come lo vedrebbe la Boccassini pensando a Ruby: sensuale, pungente, complicato e traditore come solo i profumi agrumati riescono a essere.

Oberyn Martell: Dune (femme) di Dior. Intenso e desertico, un floreale d’invenzione, spinto verso le note animali, una carne petalosa scolpita nella roccia.

Cercei Lannister: Ma Griffe di Carven. Un profumo tutto cerebrale, tutte le note sono superflue nei chipré. Basta l’intento: distinguersi con l’assafetida dei primi minuti, aggressiva, e diluirsi nel corpo più prorompente in profumeria: quello pensato.

Jaime Lannister: Habit Rouge di Guerlain. Un classico da cavaliere, il fratellino di Shalimar. Un cavaliere appena docciato che ritorna in sella, i fantini grandi e grossi.

Tyrion Lannister: Egoiste di Chanel. Uno degli ultimi profumi da uomo compiuti e ricchi come quelli da donna. Molte note, tutte gustose, la confettura velenosa e tagliente.

Buondì Motta: Covet di Sarah Jessica Parker. La mia infanzia è stata rovinata dall’odore dell’impasto crudo per torte del sabato pomeriggio. Era tutto dato dalla scorza di limone + vanillina e l’odore quasi mandorlato della farina ultra 00. Merita il trono di spade solo perché risponde alle preghiere di autodistruzione.

Brienne di Tarth: Egoiste Platinum di Chanel. Un profumo che pretende di essere da uomo solo per l’industriale sovraccarico di salvia e lavanda. Lucido come una spada, simpaticissimo.

Arya Stark: Jicky di Guerlain. Il primo fra i profumi trasversali, una suffragette che batte a tennis, un Bosie qualsiasi che batte le strade: due eroismi tra Dorian Gray e Isadora Duncan.

Sansa Stark: Hypnotique Poison di Dior. Un prodotto furbo, fatto per piacere, la caramella Rossana della profumeria. Un capolavoro che gli addetti ai lavori odiano, che le commesse adorano.

Rickon Stark: Blue di Chanel. Personalità non pervenuta. Una morte con un bel packaging.

Robb Stark: Cologne Grand Luxe di Fragonard. Una delle migliori colonie sul mercato, costa pochissimo e dura un sacco nel cuore, in una crostata di bergamotto, sulla pelle resta caldo l’odore del timo e delle erbe officinali.

Catelyn Stark: Noa di Cacharel. Un profumo senza emozioni, a prima vista, tagliente come una donna brutta spregiudicata; mancherà a tutti quando lo toglieranno dal mercato, la donna era bellissima.

Lysa/Robin Arryn: Petits & Mamans di Bvlgari. Quando sono le madri a rubare i profumi dei figli per sentirsi grandi. Quello che le madri novelle confondono con “odore di bambino”: l’odore dell’eliotropo, ma sottile come annusato sulle vette.

Ditocorto: Chanel no. 19. Il profumo del cervello, angolare, brinato. Un uccello meccanico, il sorriso della Gioconda, appoggiato a una colonna, durante un consiglio di guerra.

La Bambina Col Cerchietto: Gocce di Napoleon. Generata e non creata da Isabella Rocchietta (nessuno dimentichi, per favore), saltella e coniuga come-ammazzare-i-genitori all’essere pedante, ruba qualche lacrima di profumo dal boudoir della madre fracassata.

Varys: Dior Homme. Un rossetto gigante, un simbolo fallico, iris-vaniglia: una pretesa di virilità tutta cerebrale.

Renly Baratheon: Premier Figuier di Artisan Parfumeur. Una meteora chimica deliziosa, il pretendente meno accorto, succoso e peccaminoso, dal paradiso al paradiso per il tramite di un’ombra di sandalo.

Loras Tyrell: Eden di Cacharel. Il profumo metrosexual degli anni giovanili. Un capolavoro dolciastro, un baccello floreale, senza alcun fiore vero, mimando narcisi e nasturzi come in una ballata arturiana.

Margerey Tyrell: Anais Anais di Cacharel. Fintamente virginea come i collosi fiori funerari, deliziosamente avant-garde ora che le vergini vere vanno di Bon Bon di Malizia e quelle finte hanno tutte indosso Light Blue di Dolce & Gabbana.

Olenna Tyrell: Y di Yves Saint Laurent. Un altro gioiello da combattimento, adulto e affilato come un raggio di sole nei thè che si beveva Lady Oscar prima dei duelli, un altro floreale d’invenzione, magistralmente manipolato. Sotto il velo deve essere bionda, per forza.

Ned Stark: Eau di Guerlain. La rigidità vagamente suprematista di una colonia fatta per durare. Trasgressiva ora (vagamente Charlie di Revlon), allora era un profumo che veniva prodotto “per dovere”, solo le note di testa restano femminili, spiccate quelle resta un uomo lavato e stirato.

La Madre e il Padre Mulino Bianco: Be Delicious di Donna Karan. Mai sfidare l’ira dei Sette Dei nel tempio di Baelor shabby-chic, freschi come una mela appena colta, succosi e croccanti. Una splendida marmellata inedibile, qualche fresco aroma di rosa.

Bran Stark: Cardinal di Heeley. Aroma riflessivo, astringente e meditativo; con la faccia di Ringo Starr non vai lontano, mi spiace, condannato a vita al celibato, come un pretino che sa troppo.

Melisandre: Opium di Yves Saint Laurent. C’è da aggiungere qualcosa? Partorisce un’ombra e finge di essere calda, ma è perennemente in calore. Le spezie da harem, la Monaca di Monza, sguardi da Florinda Bolkan: intoxicating.

La Montagna: Comme des Garcons. Medicinale, speziato, come un pout pourri ambulante, il profumo di chiodi di garofano che associamo al dolore e alla sua dissoluzione.

Il Mastino: Vierges & Toreros di Etat Libre d’Orange. Strana combo tra la nota più bestiale in profumeria (l’equino “animalis” prodotta della Firmenich) e l’umanità incontrastata e vintage della tuberosa, un effetto spiazzante, un po’ putrefatta; un altro prodotto per single.

Alto Passero: Avignon di Commes des Garcons. Come per Cardinal un profumo fatto per elevare lo spirito, primitivo ed ecclesiastico; nasconde qualsiasi cosa sotto sotto.

Jon Snow: Le Troisieme homme di Caron. Caron omaggia il film dei film e mette di traverso questo caposaldo della profumeria tra il gelsomino e i muschi. Unisce nord e sud, uomo e donna, ma oggigiorno ha un qualche effetto di “datato”, di “non completamente originale”. Bisogna far finta di non conoscere il carattere scontato degli eroi, per apprezzarlo.

Bronn: l’Anarchiste di Caron. Menta e muschio, l’odore dei foderi, delle custodie. Sembra di sentirne il fiato di liquore.

Vyseris Targaryen: Must (homme)di Cartier. Bellissima creazione non del tutto virile, con una punta stantia molto francese, una nota verde molto unta, su una base orientale rigorosa. Poco successo ma è un gioiello di complessità.

Daeneys Targayren: Le Baisier du Dragon di Cartier. Pacchiano vetiver che incastona un’onda orientale fortissima e bruciante. Un patchouli carbonizzato dagli intenti, resta una struttura maschile (ma di quelle buone) se togli gli orpelli e i titoli. Una geisha che usa la spada, cicatrizzata, un’eroina di Ang Lee.

Stannis Baratheon: Pour Monsieur di Guerlain. Rigoroso pater familias, tutto di un pezzo, un caposaldo nella profumeria, col senno di poi non proprio virile come risultato.

Jorah Mormont: Pour un Homme di Caron. Il profumo del sacrificio: vaniglia/lavanda e basta. Jicky/Arya che condividono la composizioni, apprezzerebbero gli sforzi di integrità. Un padre innamorato (visto da un figlio, beninteso)

Ramsey Bolton: Knize Sec di Knize. C’è qualcosa di affascinante e di malato in questa composizione suprema a base di incenso. E’ come chiudersi in una chiesa ombreggiata, inseguiti da almeno un cagnone bagnato quando fa caldo. Il più rinfrescante olibano in circolazione, cugino di primo letto di Choc di Cardin.

Hodor: Azzaro pour homme. Senza ambiguità, la mascolinità ingenua (dall’uso) di un fougere boschivo trapiantato da un barbiere onesto.

Tormund: Rochas man. Forma fallica per un combo fava tonka + caffè, ma entrambi gelati e corretti.

Gilly: Plus plus di Diesel. Packaging divertente: delizioso e latteo, zuccherino, i maschi dovrebbero immaginarsele così le tette: l’atto di sfamare.

Robert Baratheon: Acteur di Azzaro. Un grande bluff alla rosa, un profumo sganascione e anni 80. La ricchezza, una certa dose di vacuità (la regina dei fiori usata e abusata fino a diventare sottofondo).

Davos Seaworth: Rive gauche (homme) di Yves Saint Laurent. Qualcuno ha detto che è un profumo perfetto, anche se funereo. Il fougere più riuscito, il “secondo” di ogni bravo comandante, non sbaglia un colpo, chiunque (sopravvissuto) gli stia vicino.

 Meera Reed: Rosabotanica di Balenciaga. Vegetale e paludosa versione deuteragonistica di qualsiasi maschile: provatela in combutta con Cardinal.

Jaqen: The Unicorn Spell di Les Nez. La violetta vista come una creatura aliena, pura, sognata.

Podric Payne: Ungaro iii di Ungaro. Altro pezzo di Uomo nel posto sbagliato, sempre in seconda fila. Ricorda i cavalli e il fango: è denso e selvaggio, un western, una patta ripiena, molto anni ottanta.

Samwell Tarly: Black di Bvlgari. I libri sentono di vanillina e pelle, di gomma e colla.

Ygritte: Vetiver di Guerlain. Perfetto esempio di fragranza sportiva senza note marine. Medicinale e farmaceutica – ha lo stesso odore dei cerotti.

Khal Drogo: Yatagan di Caron. Gemma incomprensibile. L’odore amplificato dell’Amaro Braulio: artemisia e terra incolta, un bosco di resine, tra un deserto e l’altro, certo. Odia il mare.

Walder Frey: Pi di Givenchy. Disgustosamente candido, nasconde qualsiasi puzza, qualsiasi. Amaretto e zucchero filato.

Jeoffry Baratheon: Pamplelune di Guerlain. Acido e solforoso, un floreale da detergente intimo corretto di pipi di gatto. Uno dei miei preferiti in estate, il profumo del pompelmo rosa.

Tommen Baratheon: Herba Fresca di Guerlain. L’ingenuità dell’incontaminato. Dura un niente.

Myrcella Baratheon: Lys Soleia di Guerlain. Il giglio che si traveste da abbronzante, con un sostrato di pelle bronzea perfetta se siete in vacanza o è inverno, un raggio di sole. Dura moltissimo.

Verme Grigio: Kouros di Yves Saint Laurent. Un profumo scolpito nelle tribolazioni verso la perfezione virili (con odore maschile incluso). Molti riportano un vago afrore da caravanserraglio, punta di cumino = umanità all’ora di punta.

Missandei: Comme des Garcons 3. C’è stato un momento nella mia vita da discotecaro nel quale era ovvio che dovevi avere un flacone di sta roba nel guardaroba (da accoppiare con le t-shirt “J’adore Dior”), più era sordido il posto più dovevi sembrare chic. Un profumo da bazar che parla tutte le lingue, medicinale, rassicurante, sexy

Il Re della Notte: Cologne di Thierry Muegler. La nota rovente del fuoco e del ghiaccio, travestita da profumino, sente di bachelite e ferro da stiro spento. Tutto artificiale, computer grafica in funzione del naso.

George R. Martin: Imperial Opoponax di Les Nereides. Per chi non lo sapesse è l’autore dietro i Troni (tra parentesi se non hai un maiuscola puntata tra nome e cognome non vali granché nel mondo fantasy anglosassone). Aroma di pipa, di barbiere, effetto vicinissimo a Walder Frey e a Pi (ti-vogliamo-morto), dolciastro e convincente. Gli haters nel globo gli fanno il vudù essendo il primo caso di autore che si farà ispirare dal una serie tv (ispirata ai suoi romanzi) per superare il blocco dello scrittore. Merita il trono, comunque, accomodato su un cuscino buondì.

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Fausto Bosio
Fausto Bosio, classe 77, bresciano, impiegato nerd. Interessato alla lettura, quarantanni di inediti ai quali rimediare; fondatore e teorico del faustismo: il più breve, sfortunato, totalitarismo culturale individuale della storia. (Enciclopedia Galattica, vol. 6, sez. 9)