Negli stessi panni stesi di Bogart - Marvis LabL
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Il settimo pezzo
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Mi sono accorto di non essere ricco come i bambini ricchi col caschetto perché non portavo il caschetto, perché Santa Lucia poteva esaudire i miei desideri solo in funzione della capacità economica dei miei genitori e soprattutto per colpa del Merito. Il Merito governava incontrastato gli assi da stiro delle madri anni 80, anzi, una madre anni 70 (con figli col caschetto, evidently) si era probabilmente immolata alle pieghe perfette, s’era fatta totemizzare con un rito di design nel tubo col manico, blu elettrico, armata di una camicia o maglia di un bianco abbacinante, denti in tinta, testa inclinata come una qualsiasi Kelly Garrett sui titoli di testa. Tutti voi conoscete il Merito, credo che ci sia ancora – combattente al cobalto contro stira-ammira, via-va e altri crimson spray – nei vostri supermercati di fiducia.

Insomma, quand’ero piccolo l’odore del lusso era l’odore di appretto che tutti i miei amici vantavano cucito addosso, in fila per la comunione. Mia madre non avrebbe inamidato neanche i centrini sotto il telefono, figurarsi i miei vestiti.

La percezione del senso di pulizia e di freschezza ha rappresentato una delle sfide nella profumeria moderna. Parlarne nel 2017 è quasi sciocco: ormai abbiamo detersivi all’oud, al mandarino e pompelmo e all’anice stellato. Abbiamo digerito tutti i freschizzimi ozzonatissimi anni 90, tutta la combriccola di profumi da idromassaggio astronavale, androgini e concettuali e prima ancora i freschi bagnati e pesanti (i fritti misti) ancora allungati di Calone (mi riferisco a l’Eau(x) d’Issey e a Calyx) che sono stati il ponte fra gli orientali-fruttati de soirée e le piscine sfitte, appunto, degli iodati alla Calvin Klein.  Precedentemente, l’odore del pulito in profumeria era quello associato ai panni stesi, al lino (White Linen di Lauder, classicissimo esempio, Chanel no. 22), al puro, al bianco ottico; l’idea della trasparenza, del fluo è arrivata molto più tardi. Questo genere di profumi alla Emily Dickinson funziona in questa maniera: hanno una parte radiante-aromatica fortissima, indaco o verdina, lavanda o galbano, trattata nella sua inumana crudezza, amplificata da un fondo, piuttosto chimico, di aldeidi e muschi chimici, il tutto con un aspetto trasversale rovente e steampunk da calor bianco o da perfetta stiratura. In breve l’odore familiare del sapone di Marsiglia ma cromato e diffusivo. I migliori risultati di questa specie sono Marte 61, l’imperscrutabile CK be (un adorabile passo indietro rispetto a One se si sopravvive alla pipi-di-gatto del primo quarto d’ora) e la star di questa recensione: Grey Flannel di Geoffrey Beene. Tutta sta divagazione per arrivare a questo punto: Grey Flannel sente di Merito e quando lo metto, mi sento un bambino ricco.

A parte la bellezza della confezione color salvia e argento, questo profumo (autore: tale Fromentin, del quale non conosco altro) è un pezzo artistico immortale. Beene presumo sia un sarto o una casa di moda che in realtà non ho voglia di conoscere via Wikipedia, quindi mi fido. La flanella grigia del titolo suggerisce questo: il solito bellimbusto, circa ’75, in completo morbido e casual. L’atmosfera che ci galleggia attorno è la stessa dei reparti di maglieria nelle boutique: pile di maglioni e cardigan di cachemire con i colori virili di un bosco a novembre. Tra l’altro chi utilizza più i maglioni e… quei colori da zombie? Il profumo ripropone l’archetipo da lavanderia di cui sopra con una nota di violetta portentosa. Il colpo di scena è questo: Grey Flannel è semplicemente la miglior interpretazione di quel fiore in profumeria. La violetta non è difficile da usare e non nominerò nessuno delle creazioni che l’hanno santificata, ma la questione è un’altra: essa, almeno fino allora, era un ingrediente usato pochissimo nei prodotti da uomo. Ora, dire floreale da uomo oggi non è difficile, ma probabilmente all’uscita qualche perplessità, qualche sarto deve averla combattuta a suon di vendite. La violetta non è sola, il suo bravo cromosoma Y di muschi bianchi, geranio, musco di quercia e altre diavolerie metalliche (vi ricordate?) ne combinano l’efficacia. Parte verde col galbano, esplode il viola, a lungo, e vibrante di Doppler, grazie alla base di appretto-col-manico. Lo dico apposta, da allora anche la profumeria col manico e per i manici ha aggiornato la sua palette condividendo i fiori. Anzi, sembra incredibile ma spesso chi annusa Grey Flanner arriva a confessare che sente di barbiere di rasatura, di figotto hollywoodiano. L’effetto, in effetti, è un po’ datato ma la novità della struttura è immutata; non conosco alcuna uscita che abbia doppiato l’abilità di questo profumo di farti sentire un bambino pulito ricco vestito da trendy gangster o da Bogart col trench. Anche Fahrenheit, l’amatissima nafta alla violetta, è meno umano, più asciutto, più unto. L’incomprensibile differenza fra le due specie di violette fantasy: steam vs diesel punk.

Immagino che a qualcuno non sia molto chiaro il motivo per cui mia madre non Meritasse col ferro, e mi facesse girare sovrappeso e piuttosto stropicciato, senza tutte le punte mazinghesche dei miei amichetti: ho sempre pensato, fino a qui, che fosse per una questione di risparmio, o per oscuri dogmi educativi da reader’s-digest… ma mi sorge un dubbio: inquietante, spettrale, che non mi farà dormire la notte, che riscatta la sua stessa umiltà: se le avesse fatto senso proprio il suo profumo? Che detestasse la donna serigrafata con lo stesso astio genetico del mio odio per il bambino Kinder (first version) con la scodella photoshoppata sulla capa?

 

Colonna sonora:  Jean Michel Jarre in Oxygene

Abbinamenti: Latte + Nesquik, Aspic di asparagi, Riso Basmati

Occasione: Brunch domenicali di superlavoro, canticchiando “Sunday Morning” o fissando una madre stirare perdonandola.

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Fausto Bosio
Fausto Bosio, classe 77, bresciano, impiegato nerd. Interessato alla lettura, quarantanni di inediti ai quali rimediare; fondatore e teorico del faustismo: il più breve, sfortunato, totalitarismo culturale individuale della storia. (Enciclopedia Galattica, vol. 6, sez. 9)