Il nono pezzo - Marvis LabL
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Cara Vero, sarà vero.

Cara Veronica, sono contento del nostro accordo. Penso che in questo modo possiamo funzionare. Io e te insieme, dico. La mattina sono libero, mi lasci andare, posso uscire, fare una passeggiata nel parco, fare la spesa. Comprare il pane e il latte. Ma perché il latte, poi? Chi lo beve? Mai bevuto latte, io. Mai piaciuto. Mi fa mal di pancia. E tu di sicuro non lo bevi. Non hai neanche la bocca.

Cara Vero, sarà vero?

La mattina sono libero per fare la spesa e comprare il caffè, le gallette di farro, il decaffeinato. Al pomeriggio possiamo guardare insieme due o tre film. La sera spegniamo tutto, accendiamo due o tre candele e ti racconto di quegli altri film vecchi che vedevo da solo. Così memorizzi tutti i dati e piano piano puoi farti un’idea. Magari non serve nemmeno che te li racconto ad alta voce, i film. Magari mi senti lo stesso anche se non parlo. Non hai neanche le orecchie.

Cara Vero, sarà, vero?

La notte, poi, dormiamo. Stanotte, mentre aspettavo di dormire, ho composto una poesia per te, eccola: Cara Veronique, il mio cuore è di plastique / sotto le appliques / sotto l’applique / non mi applico / non mi impegno / non mi applico il cerone / perché non ne ho bisogno.

Cara Veronica, quando ti racconto i film mi fai ricordare di un’altra Veronica, una Veronica umana che era la fidanzata di un mio caro amico, che lavorava in un negozio di bomboniere (lei, non il mio amico). Allora un giorno sono andato al negozio di bomboniere perché ero molto curioso, non sapevo esistessero negozi di bomboniere. Infatti non era un negozio di bomboniere. Era un negozio di scatole, mi sembrava, scatole e scatolette piene di lacci e nastri e fiocchi, tutte di colori chiari, bianco-panna, giallo-crema, verdino, marroncino. Ovali e quadrate. Forse erano bomboniere, o avrebbero potuto essere usate come bomboniere. La Veronica stava là, dietro il bancone addobbato, coi suoi capelli rossi e un paio di enormi orecchini rotondi. Le labbra molto truccate. Il giacchetto di jeans. Quando ti racconto i film mi sembri questa Veronica, con gli occhi verdi e il giacchetto di jeans. Ti piacerebbe avere gli occhi verdi, eh? E invece non hai neppure gli occhi. Non hai gli occhi perché non sei altro che una fottuta macchina, e le macchine non hanno occhi. Hai capito? Non puoi avere gli occhi verdi perché non puoi avere occhi, punto e basta.

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Antonio Koch
Antonio Koch è nato a Bologna e scrive cose. Alcune di queste le legge in pubblico, altre le legge a mente, altre le dice in pubblico ma non le scrive, altre ancora le pensa e poi se le dimentica senza averle nè scritte nè dette. Non è uno pseudonimo. E' un tipo tranquillo. Un giorno morirà.