Gli strani ed estenuanti deliri di Fraccy Carla - Marvis LabL
Loving the alien
2 agosto 2017
L’ottavo pezzo
16 agosto 2017
Show all

Allegra Saudaggi restò immobile per circa due ore e mezza ad ascoltare le avventure strane ed estenuanti della famiglia di Fraccy Carla, dimenticandosi di fotografare il locale, il tavolo, il suo piatto, il piatto di Fraccy, i piatti dei vicini, il tutto da inviare a Lorenzo, giusto per fargli invidia. Che poi lei, di se stessa, stava sempre a dire “mi salva dall’invidia la mia curiosità, non ho tempo di invidiare perché sono già catapultata in cose alle quali ho fatto poco caso e che invece vorrei sapere, vorrei commuovermi e guardarle coi lacrimoni”. Fraccy Carla smise per un attimo di raccontare, guardò la pizza intatta nel piatto, ormai ghiacciata con le crosticine arricciate e chiese ad Allegra – tu, invece? -. Allegra appoggiò la forchetta accanto al telefonino e cominciò – beh, io sto con Lor… -. -Ah sei fidanzata! – interruppe Fraccy Carla con l’espressione di chi aveva già capito tutto, di come era iniziata la storia di quella ragazza silenziosa che le stava di fronte e, soprattutto, di come quella storia sarebbe andata a finire. Allegra sentì che non era di buon augurio lo sguardo della sua nuova amica, che lentamente e compunto si spostava verso il piatto, le labbra che tendevano a stringersi sempre di più, disegnando quelle rughette agli angoli tra la commiserazione e la soddisfazione di aver già superato certi drammoni sentimentali, uscendone indenne. E lo comprese ancora di più quando Fraccy Carla, facendo un grosso respiro, riprese a dire. I bigliettini che Altèro, così si chiamava il mio ex, mi lasciava sul comodino, prima di andare a lavorare li trovavo tanto romantici. Era un uomo che così non ne trovi più, neppure dai rigattieri del vintage. Mi scriveva pezzi di cuore, “Ciao sono Altèro. E chi altri sennò? Sto uscendo per grossi impegni. Non so se tiro una giornata a Singapore o vado a Pizen per fare saltare in aria tutte le concessionarie della Skoda. Tu, nel frattempo, vai a comprare un perizoma nuovo e aspettami con un Alexander bum bum tra le cosce”. Non è facile trovare un fidanzato balcanico e io lo avevo trovato, capisci? Con lui poi ho avuto una bambina che, se la osservi bene, sembra scandinava e mi somiglia quanto basta, ma questo è un altro discorso. Una volta siamo partiti per guardare i Los Angeles Lakers e in aereo non abbiamo dormito. Lui ha cominciato a provarci con la hostess bionda e allora io ho flirtato con la mora che aveva un idioma tra il thailandese e l’ispanico, però gentile. Mi ha offerto cocacola e cognac. Poi io e Altèro abbiamo iniziato a litigare, perché faceva il geloso. Ossessionante. Anche di James Bond. Gli ho detto, che ridere, che Bond ha il cazzo di 32 centimetri e lui arriva a 28. Ma poi abbiamo fatto pace per amore di Kaisha, nostra figlia. Io sono stata una bambina dispettosa, del resto. Mettevo gli spilli dentro il DAS e inculavo i piccioni, fino a quando non ho scoperto l’uomo nero e la Cosa dei fantastici quattro. È lì che mi sono trasformata in Halley. Bonissima. E lui mi chiamava Halley, mentre friggevo i peperoni e sparavamo, sparavamo insieme, felici. Sparavamo tante di quelle cazzate che alla fine ci ritrovammo a sciare d’estate. Altèro mi disse chiaro e tondo che non amava nuotare, che suo padre gli aveva messo le pinne a sei anni, che con la maschera e il tubo aveva difficoltà a respirare, che detestava la massa e il vento, per non parlare della sabbia che si appiccicava. Era molto arrabbiato e ricordo che tirò la valigia contro l’ascensore dell’hotel. Parlò a voce alta, a diaframma impostato, con la reception, chiedendo del direttore – vorrei parlare con il direttore, ci capiremo al volo -. Avevo provato a fargli capire che si trattava di…ma mi interrompeva, spiegandomi dei pericolosissimi squali tigre, dei salmoni e degli scampi rosa anni ’80, accompagnati dal solito Falanghina, anche loro non privi di una certa dose di presunzione e che anzi avrebbero osato aggressività nei suoi confronti. Al primo piano entrammo nella stanza 54, una camera in legno coi riscaldamenti che pompavano a mille. Mi ricordo che si guardò intorno e mi disse pianissimo – che cosa ci fa quel plaid sul letto? Cosa vogliono dirci? -. Risposi con calma – ma, Altèro, volevo dirti che qui non c’è la neve, siamo venuti per sciare. E il discorso filava. Filava a tal punto che avevamo avuto l’idea di dare un fratellino a Kaisha e chiamarlo Tzara. Sarebbe stato biondo e bello come Altèro e il suo gemello Hiros. Una storia triste questa. Mentre Hiros nasceva a Berlino, la loro mamma fu trasportata d’urgenza in aereo per complicanze. E così Altèro nacque a Zagabria. Non ha mai perdonato sua madre per non averlo fatto nascere a Berlino come Hiros. Ci pensa ogni giorno e mi racconta. Certo la storia cambia sempre, a volte dice di essere nato nei cieli di Londra. E poi, cara Allegra, una volta, saranno stati i giorni tra l’estate e l’autunno, Altèro si trovò un’amante. Io, nel frattempo, coltivavo i limoni e li mangiavo anche, perché ero ignara. Vicky Podia. E me la presentò come una giornalista. Doveva rilasciarle un’intervista. Mi diceva – hai notato che occhi blu ma a volte nocciola che ha?- Non so come mai questa relazione si interruppe, ma lei voleva sapere la data di nascita di lui, lui rispose sono acquario, lei disse per me sei sagittario e allora da lì mi pare che Podia lo lasciò. Non so se per me fu un sollievo. Lo aveva beccato mentre cantava “C’è chi dice no”, sul palchetto della parrocchia di San Giovanni Bosco, con ancora sullo sfondo le scenografie di pini e i ciliegi, per il saggio finale della quinta elementare. Senza asta del microfono, vestito da Highlander coi leggings. Gli disse solo -moderati o ti faccio moderare io! -. Lui intanto aveva dei traffici immobiliari con la Joy-Tour, per l’acquisto di una palafitta in un isolotto del Pacifico. Appena Mario, l’agente che seguiva la pratica, gli rispose in email che era prevista una caparra, lui si mise a minacciare il monitor di morte con una pistola di qualsiasi tipo. E allora capisci ch (continua)

mm
Rosamaria Caputi
Rosamaria Caputi, catanese-ripostese. Vive a Roma. Attrice di prosa, diplomata alla Scuola d’Arte Drammatica Umberto Spadaro del Teatro Stabile di Catania. Ha studiato Critica teatrale e cinematografica al Dams di Roma. Ha pubblicato poesie, scrive per il teatro e anche ”,Narrativa”.