Le estenuanti ed equivoche avventure di Fraccy Carla - Marvis LabL

Le estenuanti ed equivoche avventure di Fraccy Carla

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Un giorno d’inverno, Allegra uscì con un cappottino blu molto pesante, alla marinaretta, quindi era inverno. Aveva letto su www.corrieredipiombinonotte.it che davano una mostra sull’arte orientale, come percezione del destino. Credendosi da sempre predestinata, ma nutrendo anche dei dubbi seri, visto che i tarocchi smentivano giornalmente l’oroscopo, mise quel cappotto, e cercò su Google Maps: Piombino, itinerari, percorso a piedi. 
Una volta lì, con la bocca a volte dritta, a volte storta, osservava i dipinti, mugugnando o ridendo da sola. In quel momento si avvicinò una donna piccola, molto piccola, coi capelli lisci e neri e un viso tra il beige e il bianco panna. Allegra rimase senza parole alla vista di quell’incarnato perfetto.  – Perfetto! -. Wosa, così si chiamava la piccola donna, non rimase perplessa ma sorvolò e prese per mano Allegra mettendola davanti al quadro “Sabbia” di Anonimo. Le chiese di stare a fissarlo almeno per dieci minuti, giusto il tempo che lei potesse andare a rispondere al telefono fisso che squillava nella stanza accanto.

Il telefono stava su uno sgabello grigio argento in un angolo della sala Ristorante Wosabi. Wosabi Angelo Jnò è il padre di Wosa, un ristoratore giapponese, marito di un’industriale, Katharina Shubb, nota nel mondo dei beauty-case, sia a cassetta che appendibili. Quando Allegra entrò nel locale, non ebbe subito la percezione che si trattasse di una catena di ristorazione però, visto che dal suo tavolo si intravedeva un altro vano, lasciò stare ogni dubbio, convincendosi che era comunque un bivani e che, a tutti gli effetti e come rappresentazione visiva e psicologica, rimandava all’idea di una catena e di una perfetta globalizzazione. Quindi si tranquillizzò giocando con le bacchettine e ticchettando sul tavolo. Scrisse un breve sms a Lorenzo – non sai che sushi ti perdi, ma peggio per te, io no – in attesa di una sua risposta.

Al tavolo di fronte, una ragazza minuta dal collo al piede fissava il menù con aria perplessa, mostrando il dito indice al cameriere con una grazia che Allegra aveva notato raramente negli esseri umani e nei fiori.

Il cameriere si avvicinò al tavolo della ragazza minuta che aveva ancora il dito indice sollevato con grazia e restò muto con aria interrogativa e annoiata.

– Dimmi
– No, volevo solo capire. Questa è una pizzeria? Io pensavo giap
– Questa ti sembra una pizzeria? Qui facciamo solo margherita e capricciosa
– Sì, ma intendevo
– Stai leggendo che facciamo quattro stagioni? Calzoni? Quattro formaggi?
– No, certo, però ecco
– Appunto. Qua vengono da tutto il mondo, da Taiwan, non è una pizzeria e te lo dico io che sono inglese e sto imparando le lingue
– Ah
– Piuttosto, questo è un tavolo da quattro e te sei una. Vai a fare compagnia a quell’altra tipa solitaria che devo liberare i tavoli. Cosa ordini?
– Direi una margherita
– Con salsa?
– Beh, di solito
– Giusto.

La ragazza minuta, sempre con l’indice sollevato, si avvicinò al tavolo di Allegra, tenendo i fianchi stretti.

– Ciao, sono Fraccy Carla, mi hanno detto di sedermi qui per mangiare una pizza margherita.

Allegra posò il cellulare, tanto Lorenzo non aveva risposto e forse dormiva e, se non dormiva, allora chissà cosa stava facendo

– Ciao Fraccy Carla, sono Allegra Saudaggi e ho ordinato una margherita con salsa.
– Anche io con salsa, ma perché credo che la salsa.
– Giusto.

Non si scambiarono molte parole, durante la cena, ma si guardarono a volte negli occhi e a volte si guardarono le dita.

Fraccy Carla è un tipo riservato, potrebbe passare per una che nasconde qualcosa. In realtà è solo taciturna. Figlia di Antonio Carla, fratello di Terenzio Carla, si gira solo se la chiamano Fra’, anche se si chiama Fraccy. Nasce in una famiglia agiata, perché Antonio e Terenzio Brothers, Antonio coi capelli rapati a zero e Terenzio con una folta capigliatura mechata, hanno una ditta di stuzzicadenti che va benone. Sono, del resto, stuzzicadenti di ottima qualità, alcuni in ciliegio. L’azienda non si avviò immediatamente, a causa dei frequenti litigi fra Antonio e Terenzio sul fatto di laccare gli stuzzicadenti o mantenerli grezzi. Una volta d’accordo sul fatto di produrne di due tipi e fare decidere gli acquirenti, i Brothers diventarono famosissimi in tutti il mondo, ma decisero di vendere solo a Taiwan per motivi ignoti ai più, tranne a Fraccy Carla, che si fa in quattro per aiutarli, occupandosi delle spedizioni, conoscendo a menadito il dialetto di Taiwan della regione sud-est, e persino quello delle frazioni minori, dove sono più abituati ad accompagnare il parlato con la mimica di religione indiana.

Che poi c’è da dire che Terenzio non aveva la minima idea di come trattare gli stuzzicadenti, perché da giovane faceva il formatore di piastrelle, in particolare il porcellanato Piercardèn. Fu Antonio a iniziarlo, dicendogli in confidenza di abbandonare le palette che, a livello di trasporto, sarebbero state una rogna, certamente meno veloci da piazzare, rispetto a minuscoli pacchettini da 150 pezzi ma anche da 390 nel formato maxi.

Uomini d’affari, diversi dalla madre di Fraccy Carla, Adalgisa, suonatrice di susaphone, fin dalla tenera età, benché sorda. Il problema per alcuni vicini, ma non tutti, non per quelli gentili, è che suona fortissimo. Ma quasi tutto il quartiere la ama, Adalgisa, pur sapendo che da sei anni tradisce il padre di Fraccy Carla, Antonio, con il fratello Terenzio. Antonio è a conoscenza della relazione, ma ride al pensiero. E ride anche quando va a fare il ritocco alle meches dalla parrucchiera Marta Ingrid, alla quale confida che lui, Adalgisa, non la sopporta dal primo giorno di matrimonio e che era contrario al ricevimento, perché lei aveva scelto di far servire solo primi piatti, non pensando che alcuni invitati potessero essere intolleranti al glutine, anche se ancora non conclamati.

Fraccy Carla un po’ ci soffre, anche se non piange, ma per questo motivo a volte lascia la casa, senza dire dove va, e racconta tutto alla sua vecchia zia, Carla Carla, detta Maria, per non confonderla con Fraccy, che solo di cognome fa Carla e che quindi la chiamano tutti Fraccy, per nome, e allora non si capisce perché dovrebbero confondersi. L’unico problema è che quando chiamano per cognome – Ehi, Carla!- risponde sempre lei. Ad Adalgisa, invece, non importa tutto questo, perché di cognome fa Gianluigi – che è un altro problema. Ecco la ragione per cui la gente pensa, soprattutto i malpensanti lo pensano, che i Fraccy siano dei disgraziati, in particolare modo quando dal giornalaio incontrano Terenzio, il fratello di Antonio, che zoppica ed esce sempre senza bastone, cercando di fregare tutti, perché lui zoppo non si crede di essere, chi si credono di essere quelli.  Simile destino ha Silvio Gianluigi, il fratello di Adalgisa. Lo pensano tutti omosessuale, stimato apparentemente, ma lui, invece, è perso di Fraccy e, non ultima cosa, nessuno sa che si chiama Silvio, visto che in famiglia lo chiamano Carlo, anche se non c’entra niente con la famiglia Carlo. Un’ossessione. Forse a causa di queste ripetute vessazioni – Carlo, Carlo? -, Silvio Gianluigi di notte si sfoga, scrivendo per terra, davanti al portone dei Carla “VI ODIO TANTISSIMO”.

– Io ho un cane, Allegra – dice Carla con la bocca piena di pezzetti di margherita con salsa.
– Ah si?
– Sì, si chiama Fuffi.
– Bel nome!
– Sì, infatti mia madre pensa sia un cane…
– Ma è un cane!
– Infatti. Mio nonno, il papà di Silvio Gianluigi e Adalgisa Gianluigi che si chiama Gianni Gianluigi, detto Teo, ce lo ha lasciato in eredità. Ha circa 29 anni ma sembra un cucciolo.

Gianni Gianluigi, detto Teo, si è laureato da fuori corso in Filologia Romanza ed è il colto della famiglia. È l’amante di Antonio, padre di Fraccy Carla, da molti anni. Non è una relazione facile, perché possono incontrarsi solo a Taiwan, mentre Antonio fa il porta a porta per gli stuzzicadenti. Una volta Fraccy Carla ebbe un sospetto e seguì Gianni a Taiwan, facendosi chiamare Enrica Noscibile e al mercato della frutta li vide insieme. Si era nascosta dietro una bancarella di piante da peperoncino taiwanese, ma Gianni che non era miope, avendola riconosciuta, le scattò una foto per ricattarla di un ricatto ignoto, per causarle stati d’ansia difficili da curare con i farmaci ufficiali e nemmeno con le tisane.Poi, una sera Gianni, sconfortato, come capita sempre nelle relazioni difficili e clandestine, si reca da Gegè, sua sorella monaca, di nascita Gertrude, per farsi consigliare. Ma Gegè è muta dalla nascita, detta la muta di Piombino, che però, essendo d’animo dolce, annuisce spesso. E annuisce anche a Gianni, piegando le stoffe. Gegè è nota a tutti per la sua passione verso i cuscini e le federe, tanto che per qualche mese il Vaticano indagò, avendo forti sospetti che fosse una spacciatrice. Anche i commissari delle Marche non avevano dubbi, visti i contatti con Fraccy Carla che si recava spesso a Taiwan. Negli ambienti ufficiali Gertrude è conosciuta come Suor Marina e ha un unico manager per le vendite di federe e cuscini, Edwick Cassindra, detto Milano per motivi che nessuno conosce. Lui lo fa solo per guadagnare qualche provvigione da Suor Marina, perché il suo vero interesse sono le clessidre artigianali da collezione. Edwick ha avuto un’infanzia a metà, quelle infanzie tristi, con una madre, Sammy Dire, detta Semmi Dair che vive vendendo chiavi esagonali a Losanna, vicino al Museo di Scienze Naturali, in un piccolo negozio polveroso. Sono tutti originari di Losanna ma tutti pensano che, con certezza, sono di Los Angeles, tranne il padre, Cassindra, senza cognome, che di fatto è un nibelungo.

Suor Marina aiuta economicamente un po’ tutta la famiglia con le vendite di cuscini di ogni dimensione, i 20X20 (metri) al sultano del Brunei e i piccolissimi alla Mattel. Li aiuta ogni settimana, cambiando le federe, sbiancando le lenzuola, nonostante un problema che la sta facendo cadere in depressione, mettendo a soqquadro le statistiche aziendali e non raggiungendo più i profitti di due anni prima: la sua compagna di cella, Suor Emilia, una romagnola, fumatrice incallita che fa puzzare le federe con le sue Diana morbide che le passa il conven

 

,narrativa

 

Rosamaria Caputi e Fabio Cinti che scrive con lo pseudonimo di

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Rosamaria Caputi
Rosamaria Caputi, catanese-ripostese. Vive a Roma. Attrice di prosa, diplomata alla Scuola d’Arte Drammatica Umberto Spadaro del Teatro Stabile di Catania. Ha studiato Critica teatrale e cinematografica al Dams di Roma. Ha pubblicato poesie, scrive per il teatro e anche ”,Narrativa”.