Una è stata al mare - Marvis LabL
Quando io
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Bandiera bianca
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Mi chiamo Allegra Saudaggi e questo non ve lo avevo detto. Non vi avevo detto neppure che sono nata il 2 gennaio, robe che mia madre e mio padre erano incazzatissimi, perché in ospedale si sarebbero festeggiati tutti i primi nati del 1992 e tutti gli ospedali erano pronti pronti tutti gli assistenti degli assistenti dei dirigenti pronti a telefonare pronti all’amico giornalista della testata di provincia per l’articolo che non avrebbe letto nessuno. Fatto sta che le partorienti del reparto, compresa mia madre, quattro in tutto e tutte con la faccia da primo gennaio, erano riempite di attenzioni, soprattutto da parte delle ostetriche che, con l’occhio illuminato di ossitocina, lanciavano messaggi chiari –tu non ritarderai, tu lo farai quando è il momento giusto!-

La mattina del 30 dicembre 1991, tre delle pazienti venivano portate urgentemente in sala parto tra le doglie e gli sguardi delusi dei mariti che, con un fare veloce del braccio, comunicavano ai giornalisti che sarebbe nato un nato qualunque, uno del 1991 come tanti. Mia madre resisteva. Passava la notte senza un minimo accenno di contrazioni. Papà, fierissimo, salutava gli altri genitori e, a volte, gli scappava la frase – sarà per un’altra volta oggi a me, domani a te-. Tutte le speranze su mia mamma. I dottori, gli infermieri, i giornalisti di provincia e loro, i fotoreporter.

Nasco il 2 gennaio del 1992, mi chiamo Allegra Saudaggi e non usciranno articoli né fotografie sulla mia nascita. Trascorro un’infanzia felice, vacanze luna park festicciole di compleanno i primi giorni di scuola. Almeno così mi raccontano, perché io non so come ero né cosa facevo, se non nei ricordi, visto che mio padre, per punirmi, si rifiutò di fotografarmi per anni.

Insomma sono cresciuta così, sono cresciuta come una che nel giorno della foto di classe, stava sempre piazzata al centro del gradino in prima fila.

Ed è stato così che ho conosciuto Lorenzo. Tre album su facebook, pieni e ordinati, divisi cronologicamente e per tema: mare 2007, Lezioni tango, Andalucia 2012, Smorfie. Mi ha contattata una sera, subito dopo aver postato la mia foto profilo seduta in un campo di lavanda, “Provenza 2014”.

-Ciao

-ciao

-Lorenzo

-Allegra Saudaggi

-sei molto carina

-grazie

-bella la foto, i contrasti

-grazie sì, forse è un po’ scura

-no, ma ti si vede bene

 

Mi si vede bene, scrive lui, ma mi si vede troppo, di certo. Cosa avrà voluto dire con “ti si vede bene”? Che ho qualcosa che non va? Di certo si sarà accorto che ho i capillari fragili, certo si vedono, se si ingrandisce, si vedono, li avrà visti, come minimo quelli, tutta la faccia rosa, come minimo quella.

E così che ho scoperto i filtri, filtri di ogni tipo, applicazioni gratuite, applicazione a 0,99 euro, app a 3,99, anche quelle a 5,99, le migliori, potentissime, roba che alcuni chirurghi estetici del milanese si promuovono con pubblicità ingannevoli, se vuoi, tipo “Noi non photoshoppiamo mai, la nostra è una realtà permanente”. E ti credo che si sono imbestialiti, visto che le mie amiche ormai stanno con lo zigomo moscio, hanno chiuso col botulino e dicono che è veleno, tanto poi con l’app da 5,99 se lo gonfiano almeno di 3 cm di spessore e se lo modellano e lo scelgono in tutta tranquillità, se a punta, a pallina, a palla decisamente in vista, moderato alto, lucido ma discreto, deciso ma opacizzante.

Questo infonde serenità. Così decido di partire per il Salento, senza perder tempo a preparare creme cremine ciprie correttori e terre. Parto leggera, con uno stato d’animo diverso, priva di angosce, zainetto in spalla, una valigia coi primi straccetti che trovo, messi dentro alla meno peggio. Mi sento on the road finalmente e sorrido alla gente, ai passanti che mi guardano saltellare e mi sorridono anche loro e qualcuno ti pare saltelli con te. Ma sì, ho cambiato lo stato mentale, lo sento dentro. È come se tutti i capillari fragili fossero scoppiati insieme alla gioia di aver trovato il cammino.

Scendo in spiaggia, bianca cadaverica, con un pareo stropicciato e struccata, mi siedo e click, filtro 3,99, il pareo azzurrino diventa turchese e pare organza, il mio viso abbronzatissimo. I primi commenti mi ripagano: “ma sei bellissima amo’, hai una tinta fantastica, te la spassi da mesi lì, eh”. Lorenzo, sempre più innamorato mi scrive in privato: “quel turchese è arrapante, considera che te lo toglierei in tre secondi netti”.

Va da dio, smonto rimonto correggo, il piede mi ciondola dalla sdraio. Ne faccio una distesa. Mi stiro, piego lievemente la coscia, il piede in primo piano, ma come messo lì a caso, deve sembrare tutto naturale. Una mezzoretta per sistemare l’ombrellone, spostare le ciabatte, cercare la luce e lo scorcio giusto. Sono pronta e click, filtro 5,99 euro, luce dorata sul piede, coscia contrasto colore netto, ombra sul bikini, luce sugli addominali, ocra sul viso…fatto!

Bella, sì bel…e di chi cazzo è questo ginocchio dietro di me? Provo a tagliarlo, niente, così mi si taglia metà chioma con luce rosso vivace e come faccio?

Con la coda dell’occhio sbircio la mia vicina di ombrellone col suo smartphone, sorride felice, quasi avesse gli zigomi a punta per davvero, le dico –Scusi? Stia attenta che dietro di lei ci sono dei bambini, non sarebbe una gran foto-. Mi fissa come fossi una cavernicola –ma è un attimo sistemare con l’app “Nascondi oggetti estranei” a soli 11,99 euro-.

Ho un nodo in gola, non riesco nemmeno a fiatare, la guardo imbambolata e penso che la mia carta postepay è scaduta una settimana fa, mentre i capillari cominciano a scoppiare e sento un gran rumore, un ticchettio continuo, un ritmo infernale. Centinaia di capillari impazziti, gli sguardi dei bagnanti puntati sulla mia faccia e l’animatore che mi fissa e mi fa cenno di avvicinarmi per l’acquagym, che è l’ora dell’acquagym con la musica –ehi tu, dai, vieni, si sente che sei una che tiene il tempo.

,narrativa

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Rosamaria Caputi
Rosamaria Caputi, catanese-ripostese. Vive a Roma. Attrice di prosa, diplomata alla Scuola d’Arte Drammatica Umberto Spadaro del Teatro Stabile di Catania. Ha studiato Critica teatrale e cinematografica al Dams di Roma. Ha pubblicato poesie, scrive per il teatro e anche ”,Narrativa”.